Lazzaretto

Panorama de la ville de Cagliari pris du côté de l’Ouest de la rade, près du pont de la Scaffa, Carlo De Candia, 1859. Cromolitografia, 22,5 x 40 cm, editore F.lli Doyen, Torino.

Collezione sarda Luigi Piloni, Università degli Studi di Cagliari[1]

[1] Anche in Piloni, tav. XXV, 1988.

Lazzaretti cosmopoliti (XV-XX secolo)

I lazzaretti sono luoghi produttivi, economicamente funzionali alla salute pubblica. Sono luoghi di dolore, perché dolorosa è la malattia per gli infetti, come doloroso è l’isolamento per i sospetti. E sono luoghi di transito. Sono i luoghi in cui marinai e soldati trascorrono la quarantena di rientro dalle spedizioni, prima di tornare alle rispettive case; sono i luoghi in cui i viaggiatori del Grand Tour fanno spesso tappa obbligata, prima di immergersi nella vita di una nuova città.
Dal 1924, a causa delle emergenze abitative della città, i locali sono poco alla volta adibiti ad alloggi, sempre più fatiscenti perché privi di manutenzione. Gli sfollamenti del secondo dopoguerra incrementano la presenza di famiglie presso l’antico luogo di ricovero che, ancora luogo di transito, diventa luogo di nascita. Ai primi degli anni ’70 il Comune, che aveva acquisito la struttura nel 1910, decide per il restauro. I tempi sono lunghi. Partita l’ultima famiglia, i lavori saranno ultimati con la fine del secolo. Dal 2000, il Lazzaretto è luogo di cultura per la città di Cagliari e i suoi visitatori.I lazzaretti iniziano a diffondersi con la consapevolezza della contagiosità delle malattie. Hanno funzione di isolamento, a tutela della collettività, sono fuori dalla città ma poco distanti da essa. A Cagliari, tra XVI e XVII in piena età spagnola, si stabiliscono alcuni locali sul colle di Sant’Elia, poi sostituiti da una nuova struttura, voluta da Vittorio Amedeo II di Savoia nei primi anni del suo regno, iniziato nel 1720.
I Lazzaretti sono luoghi produttivi, economicamente funzionali alla salute
pubblica. Sono luoghi di dolore, perché dolorosa è la malattia per gli infetti,
come doloroso è l’isolamento per i sospetti. E sono luoghi di transito. Sono i luoghi in cui marinai e soldati trascorrono la quarantena di rientro dalle spedizioni, prima di tornare alle rispettive case; sono i luoghi in cui i viaggiatori del Grand Tour fanno spesso tappa obbligata, prima di immergersi nella vita di una nuova città.
E questo è successo anche a Cagliari. Il suo lazzaretto per molti secoli, fino ai primi decenni del XX secolo, ospita cittadini colpiti da malattie infettive, marinai, soldati e viaggiatori. Particolarmente affollato durante i picchi di epidemia (colera, tifo, spagnola), vi confluiscono i più umili così come famosi personaggi, tra i quali Alberto della Marmora nel 1836 e il canonico Giovanni Spano nel 1837.
Dal 1924, a causa delle emergenze abitative della città, i locali sono poco alla volta adibiti ad alloggi, sempre più fatiscenti perché privi di manutenzione. Gli sfollamenti del secondo dopoguerra incrementano la presenza di famiglie presso l’antico luogo di ricovero che, ancora luogo di transito, diventa luogo di nascita.
Ai primi degli anni 70 il Comune, che aveva acquisito la struttura nel 1910, decide per il restauro. I tempi sono lunghi. Partita l’ultima famiglia, i lavori saranno ultimati con la fine del secolo. Dal 2000, il Lazzaretto è luogo di cultura per la città di Cagliari e i suoi visitatori.